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Racconti brevi Non pago Roma 1992. Le voci parlano di una coppia arrivata dalla Polonia in cerca di un lavoro qualsiasi. Il comunismo è finito in Polonia, ma il capitalismo non è ancora arrivato. Roma cattolica deve fare la sua parte nell’accogliere gli sbandati che si aggirano per L’Europa da Est a Ovest dopo la caduta del Muro di Berlino. Nessuna sorpresa se due colombi polacchi hanno fatto il nido nella BMW 316 Ge 721686, che mi ha fatto l’onore di portarmi per dodici anni lungo le strade d’Italia per schiantarsi infine esausta. Non ho avuto cuore di portarla dal rottamatore, le ho trovato un buon posto sotto gli alberi nel giardino a via degli Ammiragli, vicino alla fontanella. Quasi ogni giorno vado a farle visita, una spruzzatina d’acqua per toglierle la polvere e me ne vado via in silenzio, non si da mai cosa fare in questi caso. Durante una di queste visite noto il saponino e le asciugamano sui sedili, assieme ad altri poveri oggetti di soggiorno e toeletta. I fantasmi arrivano di notte e all’alba svaniscono, usano l’austera signora verniciata di bianco con le gomme sgonfie solo nelle tenebre. Stanza da bagno? Alcova? La mia innata discrezione mi impedisce di indagare, quando è scuro sto alla larga. Ma un bel mattino la mia bella non è al suo posto sotto l’albero vicino alla fontanella. Guardo a destra, guardo a sinistra, da sola non può essere andata lontano. L’angoscia mi afferra. Vedo cavalli tzigani che la trascinano al campo nomade ove subisce l’onta di diventar pollaio. Vedo mani meccaniche rapaci che la fanno a pezzi per cavarne ricambi. L’incubo viene scacciato dal verbale che mi si manda dall’ufficio dei vigili urbani di Piazza Balduina, gente infame e senza patria. Mi si dice che l’autovettura è stata portata via, che devo pagare l’assicurazione e non so che multa assai grande. Pagare non sarebbe servito, la coppia polacca aveva ormai fatto trasloco. Non pagai. Per giorni e giorni sentivo le voci di dentro, rimproveri in tedesco. Ma che dovevo fare? Riprenderla e rimetterla sotto gli alberi ormai non era possibile, con i vigili in agguato. Non avevo un box e nemmeno un capanno. Rapallo 2007. Come tutti sanno le poste italiane smarriscono di tutto, diciamo così, sempre con un occhio di riguardo ai pacchetti che hanno l’aria di contenere qualcosina di valore. Veramente le poste non smarriscono proprio di tutto, mai che mi si smarrisca una cartella delle tasse per via raccomandata. Al seconda avviso nella buca delle lettere mi faccio coraggio e vado a ritirarla. Apro nervoso la busta: l’ufficio delle entrate mi chiede, mi intima, di pagare la somma di euro 307 e taluni centesimi per motivo e a ragion di cui non ho pagato il bollo di circolazione della mia bianca signora dalle sgonfie ruote per l’anno 1998. E’ cominciata la guerra . Sono stato all’ufficio delle entrate, ho spiegato, firmato dichiarazioni, opposto ragionamenti. L’addetto alla mia cartella è in ferie, come vuole la regola. Ma la cosa si è incamminata e vi farò sapere. A quanto pare e mi si dice, nell’anno 1998 la riscossione del bollo è passata alla Regione Liguria, è il federalismo. Mani taccagne e spilorce avranno frugato in ogni angolo burocratico alla ricerca di quattrinelli freschi. Una ricerca resa più affannosa, suppongo, dalla necessità di sfamare le casse finanziarie della regione, ove ogni giorno bussa l’esercito sterminato degli eletti del popolo e i loro compari. La vedremo._
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